Dopo la nostra escursione sul Monte Sagro, ci siamo letteralmente innamorati delle Apuane, una catena montuosa con vette talmente appuntite, da guadagnarsi perfino l’appellativo di Alpi.

Abbiamo deciso di tornare su questi monti per un’altra avventura; stavolta però, ci dirigiamo verso la provincia di Lucca, più precisamente in Garfagnana, per raggiungere la vetta del Monte Sumbra. In compagnia di un amico, con cui abbiamo già condiviso l’escursione tra le cave di marmo, arriviamo in auto al piccolo borgo di Capanne di Careggine, e parcheggiamo lungo la strada che porta alla piazzetta della Chiesa di San Giacomo Apostolo.

Un inizio tutto in salita

Il sentiero che dobbiamo seguire è contrassegnato col numero 145: direttamente dalla chiesa, una ripida salita asfaltata ci porta alle ultime case del borgo, prima di entrare nel bosco di castagni che caratterizza la prima parte dell’escursione.

Il percorso non presenta difficoltà tecniche, ma è molto faticoso, dal momento che sale in maniera costante, ed in alcuni tratti anche molto velocemente; anche questa tuttavia, è una caratteristica delle Alpi Apuane, in cui l’altitudine (km verticali) aumenta di gran lunga in rapporto alla strada percorsa (km orizzontali).

Intaglio nella roccia, Coste del GiovoIl bosco di castagni si interrompe appena arriviamo ad un intaglio nella roccia, molto suggestivo, in cui è possibile passare soltanto uno alla volta; da qui, una ripida discesa su scalini “disegnati” nella roccia, ci porta in una zona contraddistinta dalla presenza di ruderi.

L’alpeggio, una pratica ormai abbandonata

Lasciato il bosco di castagni, il paesaggio cambia del tutto: seguiamo un sentiero a mezza costa in ambiente aperto, caratterizzato da aspre rocce che spuntano dalla brughiera, alberi isolati, e vecchi ruderi in pietra utilizzati un tempo per la pastorizia, che oggi danno il nome di Capannelli di Careggine all’intera zona.

Capannelli di Careggine, davanti al gruppo delle Panie

Gli stessi ruderi che abbiamo trovato anche lungo i pendii del Monte Sagro, sopra Carrara, e che erano utilizzati un tempo per l’alpeggio dai pastori del paese.

L’alpeggio consiste nella stagionale conduzione degli animali in quota, ed è una pratica “tradizionale”, ovvero rimasta immutata nel corso dei secoli, fino a pochi decenni fa.
Il carico dell’alpe, o monticazione, avviene di solito dopo la metà di giugno, a seconda delle condizioni meteorologiche e alla conseguente consistenza dell’erba; la discesa dall’alpeggio, o demonticazione, avviene di solito dopo il 20 settembre.

Sempre seguendo il sentiero 145, camminiamo costantemente affiancati dall’imponente gruppo delle Panie, che “protegge”, sotto di noi, il bellissimo borgo di Isola Santa ed il suo lago color smeraldo.

Il gruppo delle Panie

La salita è abbastanza semplice, ma dobbiamo prestare attenzione a dove mettiamo i piedi, dato che in qualche punto il sentiero sembra scomparire, divorato dall’erba alta e dai cespugli che invadono il tracciato. Un consiglio che ci sentiamo di dare, è di mettersi i pantaloni lunghi, o per lo meno averli con sé e cambiarli per questo tratto, perché camminare dentro gli arbusti non è stata affatto una bella esperienza!

Colle delle Capanne 1452mRientriamo per un breve tratto dentro una faggeta, e dopo circa dieci minuti di cammino sbuchiamo a Colle delle Capanne, quota 1452m, dove il sentiero incontra la strada forestale che arriva dalla Maestà del Tribbio, e ci fermiamo per la nostra pausa pranzo.

Verso la vetta

Seguiamo le indicazioni per il Monte Sumbra, e dopo una mezz’ora di cammino nella faggeta, caratterizzata da rocce molto particolari, da sembrar fatte a strati, di fronte a noi si apre su un panorama mozzafiato, che dà il via all’ultimo tratto di salita per la vetta. Riusciamo a vedere la parete sud del Monte Sumbra da un punto molto esposto del sentiero.

La salita alla vetta del SumbraIl sentiero diventa roccioso: stiamo camminando su un versante della montagna, e nonostante non sia troppo difficile proseguire camminando sulle rocce, dobbiamo prestare attenzione a dove mettiamo i piedi. Questo passaggio tra le rocce continua per circa dieci minuti, fino ad arrivare di fronte all’ultima salita, che prosegue nella classica brughiera di alta montagna, prima della vetta del Monte Sumbra.

La salita è abbastanza faticosa, ma il panorama dalla croce del Monte Sumbra ripaga ampiamente degli sforzi: davanti a noi vediamo il Lago di Vagli, le cui acque celesti risaltano nel verde dei boschi della Garfagnana, mentre alla nostra sinistra spicca, in lontananza accanto al Tambura, il Monte Pisanino, che con i suoi 1946 è la vetta più elevata delle Alpi Apuane. Dietro abbiamo il gruppo delle Panie, e purtroppo una nuvola birichina, arrivata insieme a noi, non ci permette di vedere il Monte Altissimo.

Panorama sul Lago di Vagli e sul Comune di Vagli di Sotto, dal Monte Sumbra
Panorama sul Lago di Vagli e sul Comune di Vagli di Sotto, dal Monte Sumbra

Mufloni al ritorno!

Chiara alla Croce sul Monte Sumbra, 1765mCi fermiamo per una bella pausa, cullati dal vento fresco e dal silenzio della cima, per recuperare le forze in vista del ritorno all’auto, che abbiamo raggiunto seguendo lo stesso sentiero percorso all’andata.

Appena scesi dalla croce, vediamo la ferrata Malfatti, che all’andata ci era “sfuggita”: la ferrata arriva dal Passo Fiocca, ed è lunga in totale 180 metri. Dato che è possibile raggiungere la vetta del Sumbra anche senza passare dalla ferrata, e vista la poca esperienza che ancora abbiamo, abbiamo preferito non affrontarla.

Qualche metro di cammino ancora, e abbiamo una piacevole sorpresa! Non lontano da noi, un gruppetto di mufloni ci osserva, ed avvicinandoci lentamente siamo riusciti a scattargli qualche foto.

La discesa è molto più veloce, ed in un’oretta e mezzo siamo di nuovo alla Chiesa di San Giacomo Apostolo, dove accaldati e stanchi, ci concediamo una meritata rinfrescata alla fontanella davanti alla chiesa.

Sfoglia la galleria con le foto del percorso.

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